lunedì 16 giugno 2014

Maltrattamento al nido. Capitolo 2.

Premesse fisiologiche sullo sviluppo neuro-psicologico del bambino.

Ogni e qualsiasi evento che interviene nella vita di un bimbo durante i primi tre anni di vita – rilevante o non rilevante, positivo o negativo – va a far parte della piattaforma fondamentale da cui si svilupperà tutta la sua vita emozionale, affettiva, mentale, cognitiva e sociale.

L’iter educativo e scolastico di un bambino rappresenta un nodo cruciale all’interno di questo sviluppo, e ha lo scopo di formarlo quale membro attivo e propositivo all’interno della società. Le tappe di tale iter si avvalgono dei programmi pedagogici e scolastici, che sono attivi già alla Scuola Materna. 
Perché il bambino arrivi preparato ad affrontare tali importanti aspetti del suo percorso, è cruciale che nei primi tre anni di vita i suoi genitori, e gli educatori che vengono a contatto con lui, sappiano che l’affettività rappresenta un aspetto fondamentale della crescita, perché nel corso della prima infanzia le tappe dello sviluppo neurologico più fine e le tappe della crescita psicologica sono intimamente correlate, e quindi l’una supporta l’altra. 

        Gaetano Chierici, Gioie materne
Anche se la memoria e le capacità percettive dei bambini diventano più complesse con l’età, la capacità di percepire e ricordare gli eventi, anche quelli traumatici, esiste chiaramente fin dai primi mesi di vita. 
Le acquisizioni di capacità motorie e sensitive crescenti, nei primi 3 anni, consentono al bambino di sviluppare le tappe psicologiche fondamentali (riconoscimento di sé e dell’altro; persistenza delle figure di riferimento anche quando queste non si trovano nel campo d’azione del bambino; utilizzo dell’oggetto transizionale; padronanza della comunicazione non verbale; traslazione dei gesti quotidiani diretti all’accudimento come rappresentazione di punti importanti per l’attaccamento a figure di riferimento). 
Le tappe psicologiche fondamentali a loro volta rappresentano i processi di ingresso della neuropsicologia cognitiva, attraverso lo sviluppo progressivo dei processi percettivi, mnestici, cognitivi ed emotivi. 
Gli eventi che intervengono sulla formazione psicologica di un bambino, durante la prima infanzia, hanno quindi influenza diretta non solo sulle sue capacità affettive, ma anche sulle capacità di apprendere, scolasticamente parlando, e sul modello con cui si esprimerà l’adattamento sociale.  

Relazione tra i modelli di attaccamento e la risposta a eventi traumatici.

Anche un bambino che ha avuto una relazione sicura con la madre non è protetto dagli effetti negativi dell’abuso. Il lavoro-pilota scientifico alla base di questa affermazione è il “Chowchilla Study”, che dimostra in modo incontrovertibile che “nonostante i contributi del precedente sviluppo del bambino, della sua storia psichiatrica e medica, delle sue relazioni con i genitori e delle relazioni dei genitori con la comunità, dei traumi psichici passati e/o degli eventi stressanti all’interno della famiglia, il bambino viene comunque psichicamente traumatizzato se il trauma è sufficientemente grave e direttamente esperito”.

I bambini di cui si parla qui ebbero reazioni angosciate e sintomi per mesi. Tali reazioni furono più scarse all’inizio e andarono aumentando nel tempo. Furono scambiate per un normale contraccolpo al distacco dalle figure parentali, ma se i genitori fossero stati assistiti avrebbero avuto modo di notare per tempo che il progressivo aumento di reattività era collegato all’inizio del regime a tempo pieno nel Nido, con l’inclusione quindi del pasto di mezzogiorno – punto della giornata che sembra si presentasse piuttosto cruciale – e all’accumularsi nel tempo di situazioni particolarmente sfavorevoli.

Foto tratta da Archivio.gonews.it

Generalmente le reazioni legate al distacco, in contesti scolastici, non sono mai generalizzate a tutti i bambini presenti; tendono a presentarsi in modo irregolare e a diminuire in un breve periodo di tempo, dato che comunque i bambini sono interessati alla compagnia dei coetanei e alle attività che si svolgono.
È più comune che aspetti di sofferenza legati alla separazione si mostrino nei bambini all’ingresso nella Scuola Materna, piuttosto che al Nido, per il formarsi – a quell’età – di un’idea più cosciente e concreta del senso dei legami affettivi e del senso del distacco e/o dell’abbandono. Nei bambini di 2 anni tali generi di angoscia si manifestano solo in presenza di discrepanze di rilievo nell’atteggiamento di accoglienza tra gli adulti di riferimento nei diversi ambienti considerati: vale a dire che i bambini protestano quando ci sono delle cospicue differenze nel modo di trattarli confrontando genitori e insegnanti o nel confronto insegnante e insegnante. È sufficiente che le educatrici di Nido si facciano carico delle richieste di accudimento dei bambini perché le relazioni funzionino, mentre questo tipo di atteggiamento deve essere attivamente dismesso – gradualmente ma decisamente – dagli educatori di Scuola Materna.

Bibliografia di riferimento:

Briere: Child Abuse Trauma; Sage Publications, New York, 1992 
Terr, L.: Acute Responses to External Events and Post-Traumatic Stress Disorders. In: M. Lewis: Child and Adolescent Psychiatry: A Comprehensive Textbook; Williams and Wilkins, Baltimore, 1991: pg. 756


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