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venerdì 15 marzo 2013

Etica di fine vita (terza parte)

Se la decisione è quella di sospendere le cure e aiutare la persona a morire con dignità, questo significa comunque continuare a somministrare tutti i presidi atti a lenire il dolore, che quasi sempre accompagna certi percorsi di fine vita. Sospendere le terapie e non entrare nella fase di accanimento terapeutico non significa perciò abbandonare la persona malata a se stessa, ma provvedere in modo efficace alla cura delle sofferenze finali.

In altre parole, non si rincorrono singoli piccoli risultati parziali a scapito del bene globale del malato. L’uso di medicinali come la morfina (sempre usata al minimo delle dosi terapeutiche efficaci) può accorciare la vita della persona, ma l’atteggiamento etico deve essere quello di rendere meno pesante possibile il percorso degli ultimi giorni, non quello di allungare il numero degli ultimi giorni. Sempre di ultimi giorni si tratta, e non rispettarli significa non saper riconoscere la finitudine della vita umana.

giovedì 7 marzo 2013

Etica di fine vita (seconda parte)



Invece, mai può essere imposto un trattamento nell’unico e riservato interesse del malato. Non è il medico che può obbligare al trattamento, ma soltanto la legge, e solo nel caso appena esemplificato. Su questa materia il Parlamento può legiferare. L’inviolabilità della persona è sottolineata in modo netto, e non trova pari in altre Costituzioni.
La persona malata ha perciò il diritto di sospendere tutte le cure, e il medico che stacchi flebo e spine non realizza un’omissione, non commette cioè reato di omicidio del consenziente, proprio in virtù della discriminante, introdotta dal Diritto, sulla scelta del singolo (Nota 1). Non esiste un “dovere di vivere”.

I tempi delle scelte su di sé sono all’origine di un altro dibattito – è il tema dell’attualità delle direttive di cura. È attuale se il giorno prima di un intervento viene dato il consenso a un certo tipo di anestesia? O è una dichiarazione anticipata? E un malato di Alzheimer al primo stadio, che programmi le cure per gli stadi successivi, compie un atto che verrà ritenuto attuale o anticipato? Su questo tema si innestano domande assai più sottili, riguardanti l’autonomia della decisione sulle cure di persone che non sono in quel momento in grado di esercitare i loro diritti.

martedì 28 febbraio 2012

Etica di fine vita (prima parte)



Se la vita è una risoluzione continua di problemi, negli ultimi venti anni anche la morte lo è diventata. Non è facile parlarne, perché nessuno di noi ama ricordare che arriverà non solo il tempo di non esserci più, ma soprattutto il tempo di prepararsi al passaggio e di compierlo. Si è detto e scritto molte volte della difficoltà di parlare della morte, di rendere più vicino e visibile il concetto e anche l’evento in sé, ma c’è poco da fare: in questa cultura, finora così tesa al mascheramento delle realtà, la morte è rimasta un affare di pochi, cioè di quelli che vi incappano …