Se la decisione è quella di sospendere le cure e aiutare la persona a morire con dignità, questo significa comunque continuare a somministrare tutti i presidi atti a lenire il dolore, che quasi sempre accompagna certi percorsi di fine vita. Sospendere le terapie e non entrare nella fase di accanimento terapeutico non significa perciò abbandonare la persona malata a se stessa, ma provvedere in modo efficace alla cura delle sofferenze finali.
In altre parole, non si rincorrono singoli piccoli risultati parziali a scapito del bene globale del malato. L’uso di medicinali come la morfina (sempre usata al minimo delle dosi terapeutiche efficaci) può accorciare la vita della persona, ma l’atteggiamento etico deve essere quello di rendere meno pesante possibile il percorso degli ultimi giorni, non quello di allungare il numero degli ultimi giorni. Sempre di ultimi giorni si tratta, e non rispettarli significa non saper riconoscere la finitudine della vita umana.
